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Se la politica é una farsa, almeno ridiamoci sopra.
politica interna
20 novembre 2008
Brevi
Dopo una così lunga assenza avrei preferito iniziare con una buona notizia, all'insegna dell'ottimismo. Ma se gli USA ritrovano un poco di speranza l'Italia al massimo, coi barbagianni che si ritrova, può al massimo pensare al futuro prossimo. Se Obama, nel suo discorso, ricorda che non tutto sarà fattibile in cinque miseri anni, i nostri vecchietti hanno paura di non esserci neppure più tra cinque anni.
Se McCain dichiara che lavorerà assieme a Obama, e si congratula, da noi ancora si fanno giochetti sulle commissioni di vigilanza. I più saggi hanno ipotizzato fin da subito le non dimissioni di Villari.
Non ci deve sorprendere. Il personaggio é stato con Buttiglione, poi Mastella (che addirittura si vanta di averlo cresciuto) prima di entrare nella Margherita. Non particolarmente attivo, o mordente (come ben visibile nella scheda del Senato) é proprio l'uomo della garanzia.

Sì, che tutto rimanga esattamente come prima: cambiare perché nulla cambi.

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POLITICA
27 giugno 2008
Vecchie storie noiose
Mentre la Forleo viene assolta per l'illecito attribuitole nell'ordinanza del 2007 sottoposta al Parlamento (quella dove spiegava che D'Alema e Latorre sapevano bene cosa stavano facendo) ma é ancora a rischio di trasferimento, l'Espresso pubblica le intercettazioni di varie telefonatea dirigenti Rai, Agcom et similia con un occhio da riguardo a Berlusconi. Ma Ghedini, avvocato del Presidente del Consiglio, annuncia querela e parla di sconcio giudiziario che dimostra ulteriormente l'urgenza delle nuove norme in tema di pubblicazione delle intercettazioni. Ancora una volta, il problema non é chi ha le mani in pasta, bensì chi lo rivela. Le pubblicazioni, tra le più varie, passano da un Saccà servile alle raccomandazioni più basse.
C'era una volta una Rai attiva: combatterla era difficile. E costoso. I due poli televisivi, alla ricerca degli share maggiori, investivano, regalando prodotti di qualità. Si cerca una sorta di "cartello" (alla faccia del liberismo) ma il Cda dei tempi é molto diverso da quelli attuali e non se ne fa nulla: lo compongono Dematté (prorettore della Bocconi, esperto in ristrutturazioni aziendali), Benvenuti (esperto di diritto amministrativo), Sellerio (editrice), Gregory (filosofo) e Murialdi (giornalista). Dematté, tra le prime parole d'ordine infila risanare i conti e lottizzare. Oggi sarebbe tacciato delle peggio cose.
A marzo Berlusconi viene eletto, in barba alla legge del 1957 che la giunta per le elezioni disattenderà con una finta giuridica, ma promette di non toccare la Rai. Infatti a giugno dichiara che un servizio pubblico non dovrebbe far concorrenza, spiega che la Rai é faziosa, cita anche qualche fantomatico sondaggio. Il Corriere dei tempi scrive che Berlusconi stesso, anche dopo l'ingresso in politica e per tutto il 1994, continuava a seguire in modo molto stretto l'attività dell'azienda, raccontando un aneddoto. Il resto é storia conosciuta, raccontata in due libri (basti citare Inciucio) con Mediaset che azzera i debiti, si quota in borsa, crea cartelli con la Rai. I programmi si svuotano, abbassano i costi, fanno propaganda. Già nel '92 ci si era resi conti che se cade la Rai cade inevitabilmente anche la nostra televisione. La Rai va sostenuta e non umiliata. Con l'andare del tempo, i tg nazionali mostreranno il peggio del servilismo: le notizie vengono eliminate, taciute, differite o affidate alle dichiarazioni dei politici. Una vecchia storia che nessuno ricorda più, e, se lo fa, é querelato.
Ah, la dittatura felice.

P.S. come prevedibile, la Robin Tax aumenterà le bollette dell'energia elettrica, prelevando dai poveracci. Inoltre il Dpef traccia nuove pressioni fiscali, portando la pressione al 43% con 6,5 miliardi di euro in più allo Stato nel solo 2009, soldi che saranno presi dalle famiglie. Sempre più giù.


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POLITICA
5 maggio 2008
Onniscenza
Epidemiologia, questa sconosciuta. Non ho sentito Grillo affermare che Veronesi sia una capra in oncologia. Riguarderò la puntata appena la Rai deciderà che potrà esser messa on-line ma, a costo di prendere posizioni, non si può negare che lo scienziato abbia un bel conflitto d'interessi. A che tempo che fa di Fazio, Veronesi assicurò che gli inceneritori di ultima tecnologia non pongono problemi, non producendo diossina. Andrebbe sollevato il problema delle nanoparticelle. Per inquadrare lo scienziato, basti ricordare che non é un caso d'omonimia il Veronesi secondo cui le patate sono più a rischio degli ogm o delle polveri sottili delle automobili. Veronesi é lo stesso sostenitore del nucleare (esclusivamente quello, non di sistemi misti), che discusse ad Annozero col nobel della fisica Rubbia riguardo la possibilità dell'Italia di adeguarsi al protocollo di Kyoto. La disparità di argomenti era evidente: oncologia sì, onniscenza, no. Appellarsi al principio di autorità, poi, é assurdo: Einstein rifiutò l'idea stessa di meccanica quantistica. Sappiamo quale importanza essa abbia ora per la fisica. Nessuno, sottolineo nessuno, conosce per certo le cause del cancro. Gli scienziati sanno che tutto parte da una sola cellula a DNA alterato ma questa non può definirsi la causa: semmai l'effetto. E chi può dire quale sia la causa primaria? E' opinione diffusa che dipenda dai fattori ambientali. Essendo ancora troppo vago, cito dal sito Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, ente privato fondato dallo stesso professor Veronesi che chiamo in causa, assieme al professor G. Porta: i tumori sono provocati dall'esposizione prolungata ad agenti cancerogeni, di origine chimica, fisica o virale. Tuttavia il fumo di sigaretta, l'amianto, alcune sostanze sviluppate dalla combustione del petrolio o del carbone, l'alcol, una dieta squilibrata, i raggi ultravioletti del sole, le sostanze chimiche a cui possono essere sottoposti i lavoratori in certi processi industriali o in agricoltura, possono sommarsi ad una “fragilità” genetica predeterminata e arrivare a provocare delle mutazioni che - alle stesse dosi e durate di esposizioni - non si riscontrano in altri individui. Gli studi del dottor Veronesi affermano che non esiste alcuna prova che gli inceneritori possano essere causa di cancro. Essendo un fatto che i costruttori d'inceneritori sovvenzionano questo ente privato, ci troviamo di fronte al conflitto d'interessi sopra menzionato. Il giornale questotrentino riporta una disamina attenta del problema inceneritori e sanità citando un'interessantissima lettera scritta da medici che val la pena di visionare. Ne riporto, per par condicio, uno stralcio riguardante un'analisi dei fattori entro i 3.5 km dal complesso accusato: in particolare si è registrato un aumento del rischio di morte per tutte le cause correlate alla esposizione a metalli pesanti tra il +7% e il + 17%. La mortalità per tutti i tumori aumenta nella medesima popolazione in modo coerente con l’aumento dell’esposizione dal +17% al +54%. In particolare per il cancro del colon-retto il rischio è compreso tra il + 32% e il +147%, per lo stomaco tra il +75% e il +188%, per il cancro della mammella tra il +10% ed il +116%. Per i sarcomi, considerando insieme i due sessi, il rischio aumenta di oltre il 900%. Questi risultati sono del tutto coerenti con numerose altre segnalazioni presenti al riguardo in letteratura. Qualcuno é in grado d'intendere che - in ogni caso - l'espressione "non esiste alcuna prova" non ha lo stesso significato di "non possono essere"? Anche senza mandare nessuno a quel paese come il comico Grillo, non é forse il caso di porre il dibattito seriamente? O toccherebbe troppi interessi privati, essendo i rifiuti assimilati a energie rinnovabili, e quindi sovvenzionati?

Facciamo girare l'informazione.
POLITICA
3 maggio 2008
Aria d'epurazione
Santoro, Santoro, ma come si permette? Far udire addirittura il brigatista, fascista, comunista (scegliete a seconda del vostro schieramento) Grillo. Discutere le sue proposte, far sentire ciò che dice Veronesi. Ma come si fa, sulla televisione partitica poi. L'ultima volta che hai cantato Bella Ciao t'han cacciato, dovevi proprio dedicarci la puntata?
Caro Petruccioli, mi rivolgo a lei, in risposta alle sue dichiarazioni: Grillo non solo é responsabile di ciò che dice, ma oltretutto é reale che Veronesi é supportato anche da alcuni costruttori d'inceneritori. E' risaputo inoltre che il famoso oncologo sa praticamente tutto nel suo campo ma non può non scivolare in quelli altrui: fatto che é avvenuto in più occasioni. Caro Petruccioli, non ce la raccontiamo: dovrebbe sapere anche lei la differenza tra fatto e diffamazione. Ecco: quella di Grillo da lei citata é un'affermazione basata sui fatti. Sarebbe grave considerarla una diffamazione: perché un'affermazione basata su fatti che sembra diffamazione a chi non conosce quella realtà é spesso qualcosa che interessa anche ai magistrati. Si figuri: non é proprio questo il caso. Come le ha consigliato il comico vada solo a informarsi su chi supporta chi: la guida passo passo se trova il video. Riguardo invece le dichiarazioni sul Presidente della Repubblica, va sottolineato che l'appellativo Morfeo Napolitano é una caricatura, rientra nel diritto non solo di critica ma anche della satira, mentre l'affermazione non é il presidente degli italiani, ma dei partiti non va decontestualizzata per criticare quel che si può, anzi, andrebbe presa in tutto il suo contesto, ossia in un discorso dove gli italiani non hanno potuto esprimere un voto di preferenza per cui, a detta dell'odiatissimo Grillo e non solo, non rappresenta il popolo. In quest'ottica il Presidente Napolitano non può rappresentare gli italiani nella sua guida al Parlamento, non essendo il Parlamento stato eletto: é oltretutto insindacabile che la sua elezione (fortunatamente all'altezza della carica concessagli) é avvenuta nella precedente legislatura da parte di parlamentari che, anche due anni fa, non erano stati eletti. In materia é interessante leggere l'articolo 56 dove si spiega che la Camera dei Deputati é eletta per suffragio universale e diretto, dove per diretto s'intende senza mediazione alcuna. Altresì l'articolo seguente parla di senatori elettivi, rimandando, per la definizione, al citato art. 56.
La Rai dovrebbe ricordarsi di non essere partitica bensì pubblica: del popolo. I dirigenti dovrebbero, invece, ricordarsi la Costituzione, in particolare l'articolo 21 che favorisce la pluralità d'informazione. Per sua memoria, lo cito: tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure. [...] Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. Sarei rammaricato di sapere che lei si proponga - al posto della legge - di mantenere il buon costume. Legge che, assieme allo spettatore, dovrebbe essere l'unico giudice di un servizio, al di là delle opinioni personali su questioni politiche. Tuttavia, forse, sarebbe comunque in grado di bloccare scene patetiche come quelle mostrate dall'assessore alla cultura Vittorio Sgarbi, o ancora la messa in onda di format che di culturali non hanno nulla, rinnovando la Rai e rilanciandola su questo fronte: quello che le spetta. Purtroppo lei, caro Petruccioli, come ex politico e giornalista, si sente attaccato oramai di continuo da Grillo e, si figuri, non posso che biasimarla anche quando se ne esce con queste dichiarazioni.

Nel 2007 la Freedom House ci collocò al 61esimo posto. Il sito spiega come ciò sia dovuto al fatto che parte dell'informazione si sposta: Italy’s rating improved from Partly Free to Free primarily as a result of Silvio Berlusconi’s exit as prime minister. Although private broadcast media in Italy are still concentrated in the hands of the Berlusconi-dominated Mediaset, the public broadcaster, RAI, is no longer under his control. Prevedibilmente quest'anno saremo ricollocati come poco tempo fa intorno all'80esima posizione: parzialmente liberi. Reporter without borders é meno catastrofico (53esimi nel 2003, 35esimi nel 2007).

Sono ancora convinto che perfino in questa azienda [la Rai] ci sia ancora spazio per la libertà di stampa. Enzo Biagi.

Credo nella libertà di espressione, cioè giornali e televisioni liberi di criticare il potere [...]. Enzo Biagi.

Se le notizie fanno paura, le parole che le raccontano ne fanno ancor di più. In fondo è la parola che si conficca nella memoria e aiuta a ricordare questo o quel fatto, richiamandolo come il sibilo agli ultrasuoni che fa scattare il cane. Così – l'abbiamo visto per la guerra e per la pace – le parole diventano più importanti dei fatti. Perché, giocando con le parole, si possono manipolare i fatti, e, alla fine della catena, tutta la memoria collettiva. Marco Travaglio.

E se tutti quanti accettavano la menzogna imposta dal Partito, se tutti i documenti raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico, quindi vera. 1984, Orwell.

Libertà é la libertà di dire che due più due fa quattro. Garatito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente. 1984, Orwell.

Spacciare deliberate menzogne e credervi con purità di cuore, dimenticare ogni avvenimento che è divenuto sconveniente, e quindi, allorché ridiventa necessario, trarlo dall'oblio per tutto quel tempo che abbisogna, negare l'esistenza della realtà obiettiva e nello stesso tempo trar vantaggio dalla realtà che viene negata... tutto ciò è indispensabile, in modo assoluto. 1984, Orwell.
televisione
4 aprile 2008
La rabbia (frustrata) di Barnard
Il fatto: l'11 ottobre del 2001 va in onda su Report un'inchiesta di Barnard sul comparaggio. Nel 2003 il rapporto con Report s'interrompe. L'anno successivo un informatore farmaceutico querela in sede civile l'autore dell'inchiesta, la responsabile Gabanelli e, ovviamente, la RAI stessa. La RAI difende anche la Gabanelli, lascia Barnard a sé e promette che, nel caso in cui il processo vada male, sarà sul giornalista che si rifarà di ogni spesa. Nel frattempo, la causa va avanti e le spese legali si fanno generose.
Da qualche giorno impazza una lettera di denuncia di Barnard verso l'azione RAI e della stessa conduttrice di Report: lamenta la mancata assistenza e la messa in mora. I bloggers si scagliano immediatamente nelle sue difese, chi argomentando chi a prescindere, dimenticando tuttavia che (giusto o sbagliato che sia) fino al luglio 2007 la RAI assicurava ai suoi collaboratori la sola e semplice assistenza legale nelle cause penali. Il tutto in modo molto manifesto: il contratto esiste per essere letto e i collaboratori conoscono la pericolosità della situazione: anche nel caso si avesse ragione, un processo é costoso da sostenersi. Ma ha senso mettere in croce qualcuno? Si può lamentarsi a posteriori di una questione sottoscritta e consapevole? Barnard insiste nell'argomentare la "censura legale", questione di per sé importantissima e sottovalutata, ma sfrutta il vittimismo per avere più supporto possibile da parte del pubblico. Tant'é che il popolo della rete parteggia condizionatamente per lui: i forum della RAI sono monitorati, oggetto di ban, cancellazione dei thread, il tutto diviene un sintomo di colpevolezza. Bisognerebbe ricordare a queste persone che un editore o un conduttore non si occupa personalmente dei forum a lui dedicati: sono un servizio gestito da un personale dipendente che segue delle indicazioni generali sulla moderazione.
Tuttavia ci si allontana dal problema. Vero é che la conduttrice non ha preso personalmente posizione contro la decisione dei legali che l'assistono, ma non é questa la reale questione. Barnard sapeva cosa rischiava. E per quanto ce ne dispiaccia, ha acconsentito, senza grandi annunci e battaglie, finché non si é ritrovato in una posizione scomoda. Per favore, se vogliamo parlare di censura legale, stiamo a casa. Se vogliamo attivarci, organizziamoci: lanciare monetine é troppo facile oramai e, oltretutto, sa di déjà vu.

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POLITICA
18 febbraio 2008
Prima pensa. Poi, parla.
Neppure da morti si potrà riposare. D'altronde, non serve tirare in ballo Biagi: é sempre stato chiaro che l'on. Berlusconi si sia battuto strenuamente perché "non lasciasse la televisione ma alla fine prevalse in Biagi il desiderio di poter essere liquidato con un compenso molto elevato". Diciamo che dubitiamo e crediamo, anche se il giornalista, al suo ritorno in Rai con Il Fatto dichiara nei primissimi minuti:

"C'era attorno a me la nebbia della politica e qualcuno ci soffiava dentro. [...] Ci sono dei momenti in cui si ha il dovere di non piacere a qualcuno. E noi non siamo piaciuti".

Ahia. Qualcuno ha indicato qualcun altro. In fondo, l'Editto di Sofia lo conosciamo tutti: più famoso del Colosseo, non c'é italiano degno di questo nome a non ricordare quel momento, comunque la pensi. Anche oggi, probabilmente Biagi risponderebbe allo stesso modo: ecco la replica nell'ultima puntata:

"Ed è la prima volta che un presidente del consiglio decide il palinsesto - cioé i programmi - e chiede che due giornalisti - Biagi e Santoro - debbano entrare nella categoria dei disoccupati. L'idea poi di cacciare il comico luttazzi é più da impresario, qual del resto lei é, che da statista.
Cari telespettatori questa potrebbe essere l'ultima puntata del fatto dopo 214 trasmissioni non é il caso di commemorarci eventualmente meglio esser cacciati dalla per aver detto qualche verità che restare a prezzo di certi patteggiamenti.
Signor presidente. Non tocca a lei licenziarmi, penso che qualcuno mi accuserà di uso personale del mio programma - che del resto dura da anni - ma in questo caso per raccontare una storia che va al di là della mia trascurabile persona e che coinvolge un problema fondamentale: quello della libertà d'espressione
".

Il primo incontro di cui sono a conoscenza dei due risale al febbraio1986: anno pieno di emozioni per il Cavaliere. Siamo ancora agli inizi, ma questo é l'anno della nascita della figlia Eleonora, la diffusione del gruppo in Francia, l'acquisto del Milan e, a fine anno, l'attentato attribuito allo stalliere Mangano (ma fatto "con affetto").
Torniamo in tema. L'Editto Bulgaro avverrà solo nel 2002 e qui le opinioni divergono. O no? In realtà Berlusconi sostiene di esser stato travisato, ma questa pare essere opinione solo sua. In rete, riflesso della vita reale, i commenti danno per assodato che l'intenzione fosse la pedata. L'unica differenza é che gli autori di centrodestra-forzaitalioti inneggiano al berlusca e insultano Biagi, oppure, se più pacati, rimarcano quanto fosse un giornalistuccio da quattro soldi, meritevole della cacciata. Ai posteri l'abbastanza facile sentenza: per qualche motivo tuttavia gli epuriati si son rifatti vivi senza troppre preghiere... Appena é stato loro permesso.

A futura memoria:
- Biagi intervista Montanelli;
- per chi si é accorto che é stata tagliata una parte, eccola.

P.S. In fuga, chi ha visto Annozero del 14 febbraio avrà sentito Casini rassicurare Santoro: "non abbiate paura".
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Citazioni:

La via dell'uguaglianza si percorre solo in discesa: all'altezza dei somari è facilissimo instaurarla. [Rivarol]

Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: per questo è detto democrazia. Le leggi assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo stato, non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce impedimento. [...] Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevano offesa. [...] La nostra città è aperta al mondo; noi non cacciamo mai uno straniero. [...] Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private. Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché soltanto pochi siano in grado di dar vita ad una politica, noi siamo tutti in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla strada dell’azione politica.[Pericle, citato da Tucidide]