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Se la politica é una farsa, almeno ridiamoci sopra.
POLITICA
8 luglio 2008
Impurità razziale

I fascisti, almeno, lo ammettevano. Dal Manifesto della razza:

È TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI. Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. [...]

Questa volta invece si rimarcano le differenze culturali e sociali.

Ah, razzismo: quando il popolino ignorante viene consolato dallo stato che ha preso coscienza del fallimento e della miseria. Piccoli uomini (de)crescono.

Fortunatamente l'Unione Europea svolge nei nostri confronti della vecchia balia e non tarderà a esprimersi.



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permalink | inviato da Comparsa il 8/7/2008 alle 6:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
21 maggio 2008
Forza "Nuova": nel primo dopoguerra.
Si é detto poco (o nulla) sulla discussione al Parlamento Europeo. Eppure é il nostro comandante, l'Europa: di fatto la sovranità nazionale deve piegarsi alle politiche comunitarie. Vladimir Spidla, commissario per occupazione, affari sociali e pari opportunità, apre condannando en passant ogni forma di violenza sui rom. Ricorda che eventi razzisti sono propri anche di altri stati membri e continua respingendo ogni assimilazione dei rom ai criminali, invitando i governi ad essere d'esempio e a contrastare ogni forma di xenofobia e violenza. Infine ha ricordato che i romeni sono cittadini comunitari e, in quanto tali, hanno libertà di movimento (l'Europa, sebbene non sembri nell'Italia statalista, é capitalista). Spidla ha puntualizzato una questione importante: é sì possibile bloccare l'ingresso ai cittadini comunitari che, non possedendo risorse, peserebbero sulla comunità autoctona ma é una misura forte, da valutare caso per caso. La prima rappresentante dei gruppi parlamentari a intervenire é Jarovka: auspica standard minimi, oggetto d'accordo tra i paesi membri, sul come si possa risolvere la questione di rom. E' Schulz ad intervenire dopo. Qualcuno lo ricorderà per una delle tante gaffe del nostro Presidente del Consiglio che, alle domande pertinenti su giustizia e legalità in Europa, rispose invitando Schulz, figlio di un deportato, a fare la comparsa in un film sui lager nazisti. Il peggio é comunque arrivato dopo: dopo l'invettiva nessuna risposta concreta, ma lungimiranti farneticazioni sulla bellezza italiana: sole, mare e monumenti. Un anticipo dello spot rutelliano, insomma. Il leader socialdemocratico é di una capacità politica impressionante: il suo intervento - ben lungi dal poter essere rappresentato da un qualche italiano - é ponderato, di misura, racchiude il dibattito in termini di pura logica ma sa chiudere in modo forte, dichiarando che i rom non possono essere fatti bersaglio di attacchi di persone che a causa dei deficit esistenti portano avanti una politica di destra estremamente populistica. Più interessante é l'intervento di Viktoria Mohacsi, eurodeputata che ha visitato Roma e Napoli per vedere coi suoi occhi cosa diavolo stesse succedendo. A Roma ha richiesto l'intervento urgente delle autorità romane per garantire i diritti dei rom e la loro protezione da ulteriori atti di violenza e aggressioni razziste contro l'ostilità antirom che prevale in Italia. Si é anche informata bene: gli episodi di violenza, causati dal presunto tentativo di rapimento di una bimba, sembrano falsi: la polizia non ha ricevuto denunce in merito e non indaga sul fatto. Ritiene che il governo italiano si limiti a parlare dell'immigrazione dei rom per distogliere l'attenzione da quelli che sono i reali problemi: nel caso della sicurezza il reale problema avrebbe nome di mafia. Ma per noi questi sono argomenti vecchi, fuori moda. Dirò qualcosa di pseudosinistroide: un parlamento che smonta il 371-bis in modo bipartisan, solo 3 anni dopo la morte di Falcone, o é folle o preferisce tutelare i propri affari.
Tra i nostri eurodeputati é la Frassoni a prendere per prima la parola: rappresentante dei Verdi, si distingue per riuscire a chiedere che ci si attenga ai fatti mentre lancia accuse al Ministro Carfagna per le sue uscite sugli omosessuali. Il dibattito riprenderebbe seriamente se a parlare non fossimo noi: Romagnoli (NI) chiede il controllo del DNA per tutti i bambini e la creazione di uno stato nazionale rom da qualche parte nell'Est europeo, rimbrottando qualcosa circa l'autodeterminazione dei popoli. Romagnoli non si rende conto forse di cosa sia successo auspicando la creazione di un focolare ebraico; forse si limita a indicare un vagheggiante est perché non sa fornire soluzioni credibili al di là di quelle assurdità che il suo partito infila agli italiani, rei, se non d'ignoranza, di faciloneria. Ci pensa Pittella (Pse) a chiarire di cosa ci si proponeva di parlare ma qui il suo contributo finisce. Marco Pannella, invece, vuole si smetta di dare responsabilità sempre agli altri e ci si prenda gli oneri del proprio:
in tutta l'Italia si è sviluppata una campagna televisiva vergognosa, si è passati dal 10% al 24% dell'informazione televisiva nel denunciare i crimini creando una psicosi di paura. Né rom né italiani potranno aver pace senza democrazia e l'Italia non è una democrazia, non è uno Stato di diritto. Poco dopo é Fava a girare il coltello sui fatti: il governo Berlusconi sta reintroducendo il concetto di razza nell'impianto giuridico del nostro paese e sta rapidamente portando l'Italia alla periferia dell'Unione europea, violando sistematicamente i principi fondanti su cui è costruita la direttiva 38 dell'Unione europea e primo fra tutti il diritto di libera circolazione della persone come principio fondamentale. Le conseguenze sono due: a Napoli è stato delegato alla camorra il compito, in forma di supplenza, di esercitare ordine pubblico e di sloggiare a colpi di molotov chi stava nei campi rom; l'altra ce la consegna il collega Romagnoli che tira fuori una proposta della quale non si può certo fregiare della paternità: l'idea di ricostruire, costruire o immaginare uno Stato nel quale rinchiudere e confinare tutti i cittadini di etnia rom ed ebrei fu fatta da Goebbels negli anni '30 nella Germania nazista, poi scoppiò la guerra e allo Stato degli zingari e degli ebrei si sostituirono i forni crematori. La Russa si distingue per il suo "non sono razzista ma" (quanti interventi iniziano così), invitando i governanti spagnoli e parlamentari europei invasati e di parte tacessero e guardassero un po' di più a casa loro.

Nella vita di ogni popolo democratico c'è un passaggio assai pericoloso, quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente dell'abitudine alla libertà. Arriva un momento in cui gli uomini non riescono più a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già schiava in fondo al cuore e da un momento all'alto può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla. Non è raro vedere pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o distratta e che agiscono in mezzo all'universale immobilità cambiando le leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi. Non si può fare a meno di rimanere stupefatti di vedere in quali mani indegne possa cadere anche un grande popolo. [Alexis de Tocqueville]

Credevo che in Italia un passaggio del genere ci fosse già stato. Mi sarò sbagliato.

P.S. circa i tentati rapimenti (che, guarda caso, non riescono mai) un ottimo articolo su Carmilla: davvero i rom si prendono i nostri figli?

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permalink | inviato da Comparsa il 21/5/2008 alle 13:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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Citazioni:

La via dell'uguaglianza si percorre solo in discesa: all'altezza dei somari è facilissimo instaurarla. [Rivarol]

Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: per questo è detto democrazia. Le leggi assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo stato, non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce impedimento. [...] Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevano offesa. [...] La nostra città è aperta al mondo; noi non cacciamo mai uno straniero. [...] Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private. Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché soltanto pochi siano in grado di dar vita ad una politica, noi siamo tutti in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla strada dell’azione politica.[Pericle, citato da Tucidide]