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Se la politica é una farsa, almeno ridiamoci sopra.
POLITICA
3 giugno 2008
Intervista a Carlo Bonini
Apparsa su Articolo21 ad opera di Gianni Rossi ne riporto uno stralcio, essendo la mia posizione della stessa specie: se pur c'é ideologia, essa si fa maschera della violenza; non ne é causa.

Qui trovate il testo originale: http://www.articolo21.info/notizia.php?id=6844.

"Picchiare in cinque una persona inerme, qualunque sia il colore della sua pelle, è un atto oggettivamente squadrista. Ma qualificarlo come un atto fascista è un modo per rassicurarsi. Le categorie politiche e sociali del Novecento, è evidente, non reggono più in un paese che sta cambiando profondamente. Nel raccontare tutto questo, non spetta al giornalista un giudizio etico". [...]

Il clima di violenza in una borgata come il Pigneto, a Roma, può essere definito fascista, razzista, xenofobo o semplicemente lo specchio dei tempi?
“Credo che tra queste definizioni, l’ultima si avvicini di più. Penso però che dobbiamo ancora trovarla la parola che definisca quello che abbiamo davanti agli occhi. E  questo non è un male, una straordinaria sfida alle nostre intelligenze, sensibilità: un modo per rimettere in discussione categorie politiche, sociali, di indagine e di racconto giornalistico. E rispetto a questo, credo non ci sia nulla di male. Fascismo o xenofobia sono parole che hanno significati precisi, che nascono e che rimandano a un contesto storico, a un significato profondo, ma non  debbano per forza essere usate anche quando la realtà non vi si attacca. Non perché in ciò che accade  non vi siano degli echi o delle suggestioni che definiscono anche quel che accade. Picchiare in cinque una persona inerme, qualunque sia il colore della sua pelle, è un atto oggettivamente squadrista. Ma qualificarlo come un atto fascista è un modo per rassicurarsi. Le categorie politiche e sociali del Novecento, è evidente, non reggono più in un paese che sta cambiando profondamente. Nel raccontare tutto questo, non spetta al giornalista un giudizio etico, di valore. Questo fa parte dei commenti delle analisi, che non possono mai prescindere dai dati reali. Altrimenti, e vale per la destra come per la sinistra, rifugiarsi in un clichè non serve a comprendere quello che accade realmente, né alla politica né ai cittadini.
La parola per qualificare questi atti è ancora da coniare. In questi giorni, un professore come Adriano Prosperi ha scritto delle cose egregie, come lo stesso Adriano Sofri. Tutti questi, in sede di analisi, hanno deciso di affrontare il carattere e la natura controversa di quello che abbiamo davanti agli occhi, liberandosi dalle strette categorie del secolo passato, senza che ciò suoni liquidatorio.”


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permalink | inviato da Comparsa il 3/6/2008 alle 3:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
26 aprile 2008
L'imbarazzo della scelta
Attenzione, cari romani, a dar troppo peso al complottismo. Non spostiamo il gioco sullo stupro avvenuto a Roma (strumentalizzato dalla destra) né le davvero inquietanti vicende ad esso legate (l'ottima Sarzanini le spiega chiaramente sul Corriere). Se dovessimo valutare i sostenitori dei due candidati i fatti vanno in una sola direzione: non solo é il centrodestra a candidare tendenzialmente fedine poco pulite - come a dire: i delinquenti sì, finché sono italiani - ma addirittura si tira la zappa sui piedi. Grazie ad operazioni alquanto cieche, infatti, sotto i tre anni si attende ad andare in carcere: i meno sciocchi se lo evitano direttamente. No, l'ago lo devono spostare i candidati: che la Borsellino non fosse la Finocchiaro é stato evidente. Lo stesso per Rutelli e Alemanno: con Don Abbondio chiediamoci chi sono.
L'ex sindaco di Roma Rutelli dovrebbe esservi ben conosciuto per il famoso sito Italia.it: un colosso ambizioso che, nella pratica, si dimostrò una voragine di costi, un portale scarno quanto vergognoso (chi conosce l'inglese si goda questo spot rutelliano). Elettra Deiana (una che stravede per l'imposizione del partito, qualunque essa sia) ne fornisce di motivi per non appoggiare il candidato: il rutelliano invito all’astensione in occasione del referendum sulla legge 40, come indicato all’Italia dall’insopportabile cardinal Ruini, l’ostilità alle unioni civili, al registro anagrafico a Roma. Sfortunatamente non lo supporta altrettanto bene. Sulle unioni civili e il rapporto con la chiesa Rutelli si é mostrato un piccolo voltagabbana. Se aggiungiamo il voto all'indulto, contrario al sentire comune, lo scenario non é dei più rassicuranti. Qualcuno ricorda come tempo fa protestò vivamente per la negazione delle Camere a procedere contro Craxi: acqua passata. Nel gennaio 2006 viene condannato in via definitiva (assieme ad altri ex assessori) a rimborsare di tasca sua una serie di consulenze. Sul caso Abu Omar é proprio lui a sostenere, contrariamente a Prodi, che i magistrati di Milano avrebbero violato il segreto di Stato. Confusione che i giudici non tardano a chiarire. In una parola: impresentabile.
Giovanni Alemanno é tranquillo e fiducioso: se non lo prendono a Roma lo ritroveremo nel governo. Nel paese dei precari é addirittura conteso. Da deputato non si distingue per le presenze: una votazione su tre é assente. Unico in An a votare l'indulto, i primi arresti arrivano da giovane, quando militava nel Fronte della Gioventù, in ordine, le accuse sono: pestaggio (il malcapitato é finito in ricovero), lancio di molotov contro l'ambasciata Urss e, in un colpo solo, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, tentato blocco di corteo ufficiale e lesioni verso due poliziotti. In tutti e tre i casi é assolto a formula piena. Cresciuto, ripudia (o, meglio, modera tenuamente) le posizioni estremiste e scivola in Alleanza Nazionale.
Con il caos generato dalla Parmalat, Tanzi racconta ai pm che sul ministro Gianni Alemanno sono intervenuto personalmente e inoltre, tramite Bernardoni, ho erogato allo steso somme di denaro. Nonostante gli 85 mila euro ricavati, Alemanno se la cava e viene prosciolto dalle accuse perché il fatto non sussiste. Anche lui, come molti suoi colleghi giornalisti, mostra molti fraintendimenti circa le proteste alla visita del Papa alla Sapienza. Nonostante i toni molto propagandistici ma poco reali, si potrebbe pensare persino di dargli una possibilità: non fosse che indica i problemi ma, a guardare bene, non sa pensare una minima soluzione vagamente credibile.

Forse uno dei guai dell'Italia è proprio questo, di avere per capitale una città sproporzionata per nome e per storia, alla modestia di un Popolo che quando grida "forza Roma" allude solo ad una squadra di calcio. Indro Montanelli.

[Correzione: come fattomi notare da Santiago, Alemanno non votò a favore dell'indulto, bensì si astenne]
POLITICA
24 aprile 2008
Può piovere per sempre
Mi ero riproposto di non postare finché non avessi trovato una notizia veramente bella. Ho fatto finta di non leggere le dichiarazioni di Berlusconi su Alitalia, di non sentire le repliche stizzite dei sindacati, di non vomitare per l'eventuale prestito fuorilegge: ma cosa sono 300 milioni in confronto ai 5 miliardi che abbiamo già regalato? Ho resistito all'analogia tra il cambio di direzione del giornale di Natalia Melikova ad opera di Putin e la gigantesca anomalia italiana offertaci dal Presidente del Consiglio e perorata da una sinistra inetta. Non ho voluto parlare della "liquidazione" arrivata a Mastella per i suoi incarichi parlamentari, né degli espropri - comunemente definiti rimborsi elettorali - alle casse dello Stato. Non sono intervenuto sul bellissimo sistema bipartitico che si va definendo, il cui unico vantaggio é la liquidazione sommaria degli elettori. Non ho interferito col viaggio del Papa che, povero, chiede scusa alle vittime del clero, mentre coi ricordi si affaccia sul giovane Ratzinger, ancora cardinale, colpevole di aver occultato tutto il possibile, riportando a Roma i preti rei di abusi sessuali, invitando le diocesi a indagare e coprire. Ancora ieri non leggevo le dichiarazioni di Tronchetti Provera: l'uomo che con una mano si é dato e con l'altro si é preso. Non ha neppure dovuto telefonarsi. Quel poveretto che non aveva nulla a che fare con Tavaroli, che ha svalutato le azioni Telecom eppure si vanta di averne ridotto il debito, oltre ad aver cercato di vendere l'unica parte (la Tim) che faceva profitti. Ho ignorato i sette morti riportati dal bollettino dei caduti sul lavoro: morti bianche, con questo aggettivo improprio: morti che non sono neppure un problema come non sono un colore perché appartengono a destra e a sinistra. Bipartisan, la politica pone il problema della sicurezza, ma al massimo sa farsi pubblicità su quotidiani e telegionarli con le ronde. Non trovo buone novelle e i miei pensieri volano a Cioran.

Don Chisciotte rappresentava la giovinezza di una civiltà: lui si inventava degli avvenimenti, noi non sappiamo come sfuggire a quelli che ci incalzano.

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permalink | inviato da Comparsa il 24/4/2008 alle 15:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
televisione
28 febbraio 2008
Ricca ad Annozero
Dopo aver spiazzato parecchi suoi "fan" per la sua volontà di tentare la strada attiva, chi l'ha solo letto sul blog avrà la possibilità di sentirlo rispondere alla Borromeo. Fortuna o caso si trova lì anche Di Pietro.
Onestamente ho problemi a farmi un'idea precisa: vi sono dei pro e contro nella sua scelta. L'IdV oltretutto ha dato cattiva prova di sé negli ultimi due anni. Vedremo.

-> Per chi volesse documentarsi e leggere una delle poche voci assennate di oggi: www.pieroricca.org.



permalink | inviato da Comparsa il 28/2/2008 alle 8:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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Citazioni:

La via dell'uguaglianza si percorre solo in discesa: all'altezza dei somari è facilissimo instaurarla. [Rivarol]

Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: per questo è detto democrazia. Le leggi assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo stato, non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce impedimento. [...] Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevano offesa. [...] La nostra città è aperta al mondo; noi non cacciamo mai uno straniero. [...] Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private. Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché soltanto pochi siano in grado di dar vita ad una politica, noi siamo tutti in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla strada dell’azione politica.[Pericle, citato da Tucidide]