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Una pena di G8

Mentre il governo s'accorge solo ora che la Robin Tax la pagheranno i consumatori, anzi no, ma forse sì, quindi resta, comunque va ritoccata (mai una dichiarazione che fosse chiara e coerente) il G8 mostra il suo livello scadente.
I paesi s'impegnano a ridurre le emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Non é dato sapere di quanto, ma non é importante: perché il petrolio finirà prima. Soprattutto se gli stessi paesi chiedono un aumento dell'estrazione per contrastare la crisi imminente. Assolutamente ridicolo: chi lo farà notare? Esistono molti modi per ridurre l'inquinamento e allentarsi dalla morsa dei petrolieri mantenendo un'economia efficiente. Certo che, finché un nobel come Rubbia viene mandato a lavorare in Spagna, che in Italia gli affaristi della politica debbono mantenere la loro cricca, certamente passi avanti non se ne faranno. Uscendo dal piccolo quanto insignificante bel paese però ci si aspetterebbe maggiore serietà. Magari, non guasterebbe, un po' di politica che sappia vedere al di là del giorno successivo, un minimo di buonsenso.
Il problema si pone in termini facilmente identificabili: sappiamo che il petrolio terminerà in una decina d'anni e non si rigenererà. Sappiamo sfruttare le fonti rinnovabili. La soluzione, a questo punto, é semplice: costruire impianti energetici e stimolare le aziende ad adottare soluzioni alternative e concorrenziali, ad esempio nei trasporti. Introdurre l'obbligatorietà dell'autosufficienza energetica nei progetti edilizi. Adottare, anche a livello comunale, soluzioni per il risparmio energetico (anche l'illuminazione può esser gestita in molti modi).

Si badi bene: non é possibile scollarsi dal petrolio in breve, forse non lo sarà mai. In ogni caso é fattibile allentarsene, o meglio: é oramai indispensabile.
Più comico che pazzesco.

Pubblicato il 8/7/2008 alle 11.37 nella rubrica (dis)informazione.

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