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La donna stia sotto, grazie

Anno terrestre: 2010 d.C. Inviamo questo messaggio a voi, gente nello spazio... e via dicendo.
Gli interlocutori questa volta non sono alieni ma alcuni dei nostri nuovi governatori le cui sparate di questi giorni sembrano risalire a tempi storicamente ormai superati, socialmente (ahinoi) ancora attuali. Sì, perché quest'idea che la donna vada tutelata, protetta, lei piccola ed innocente, col compagno padrone che decide la sua sorte é tanto ingenua quanto terribilmente errata. Non solo ormai non c'é posto che la donna non possa occupare con tanta facilità quanto l'uomo: pare addirittura che i risultati possano rimanere comunque ottimi (o pessimi, anche in questo c'é parità).
Lor signori non se ne spaventino: sicuramente possono arrivarci senza l'aiuto delle loro donne.

Un lungo estratto del programma di Cota (Piemonte):

- Per quanto riguarda le competenze regionali di applicazione della legge 194, occorre proporre e
sostenere percorsi di aiuto concreto e fattivo alle donne che, anziché banalizzare l’aborto, cerchino sempre possibili alternative, aprendo anche alla collaborazione con il volontariato pro-vita. In applicazione della stessa legge, se in Piemonte dovrà essere somministrata la pillola RU486, questo potrà avvenire solo con un protocollo che preveda il ricovero della donna dalla somministrazione della pillola fino al completamento del percorso abortivo.

Il paragrafo seguente banalizza drammaticamente le ultime volontà di Eluana Englaro: qui taccio, lo squallore é immenso. Certo questo piccolo estratto, col suo ignobile condizionale, può far capire di suo la chiusura mentale degli ancora esistenti piccoli uomini.

Scopelliti non fa invece cenno alla pillola eliminando il problema direttamente alla radice (o, almeno, quella che per lui é l'unica radice dei mali):

- potenziare l'attività di prevenzione dell'aborto attraverso l'adozione di misure tese a contrastare gli ostacoli economici e sociali che lo favoriscono.

Impallidiamo noi tutti di fronte a tanta vacuità: chi, cosa, come? Non si sa.



Se Formigoni non può stupire nessuno, neppure Zaia può farlo: cosa ci si può aspettare da una persona che vuole inserire chiari riferimento alle radici giudaico cristiane all'interno dello statuto regionale? Un problema senza dubbio enormemente sentito dalla popolazione.
Purtroppo Zaia non si rende conto dello spettacolo che offre di sé da quando scrive, a proposito dell'aborto: Situazione regolata da una legge del 1978: è possibile affermare che dopo 32 anni ci stiamo confrontando su uno strumento legislativo fondato su conoscenze scientifiche datate?
Il neogovernatore ha ragione almeno su un punto: le sue conoscenze sono probabilmente datate. Altrimenti cercherebbe di evitare approcci invasivi - ripetiamolo - datati e adotterebbe la (ancora una volta datata, ha 20 anni nel mondo) benedetta pillola abortiva. La legge poi inquadra come affrontare il problema: di scientifico non ha alcunché.

D'altronde persino lui si rende conto che l'elettore non vedrebbe di buon occhio la cosa. Lo lascia
intendere - giocando con le parole - quando denigra la consultazione popolare: rifuggo dalla logica del referendum permanente e dello scontro a priori. Immediatamente eliminiamo il trucco dialettico utilizzato: il referendum non ha nulla a che fare con lo scontro a priori.
Il referendum é uno strumento di democrazia popolare diretta ed é lo strumento che si presta meno ad imposizioni.

Questo al maschio padrone non può piacere.

Pubblicato il 2/4/2010 alle 4.15 nella rubrica Regioni.

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